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Luce senza trasparenza: come uno svizzero ha inventato il vetrocemento

140 anni fa, il vodese Gustave Falconnier fece brevettare un’idea che ancora oggi affascina: il vetrocemento, detto anche vetromattone. Da tempo, ormai, questo materiale da costruzione si è scrollato di dosso la sua immagine antiquata e sta vivendo una rinascita come elemento di design.

Casa unifamiliare con mattoni di vetro. Foto: iStock

Il vetrocemento caratterizza la nostra vita quotidiana: lo troviamo sulle facciate, nelle trombe delle scale o nei pavimenti. La sua funzione è inondare gli ambienti di luce naturale, garantendo al contempo una protezione affidabile della sfera privata. L’inventore di questo classico intramontabile dell’architettura è Gustave Falconnier.

 

Prima di inventare il «brique de verre» (mattone di vetro), a tenere occupato l’architetto è tutt’altro, ovvero i contenitori di vetro sterili. Alla fine del 19° secolo, il design dei biberon era una questione di vita o di morte; i tubicini difficili da pulire causavano regolarmente gravi infezioni. Falconnier lavora alla messa a punto di coperchi igienici in vetro e il 20 marzo 1873 ottiene in Francia il brevetto per il primo biberon.

 

Dal biberon al vetrocemento

Mentre lavora a questi corpi cavi, gli viene in mente l’idea decisiva: si accorge che soffiando il vetro caldo in stampi rigidi, si forma un’intercapedine che non solo isola dal freddo, ma lascia anche passare la luce.

 

Il 22 ottobre 1886 Falconnier deposita la sua invenzione presso l’Ufficio dei brevetti francese. Successivamente estende tale protezione a livello internazionale: nel 1888 è il turno della Svizzera con il fascicolo di brevetto CH48. I documenti del brevetto gli garantiscono – a seconda del Paese – un diritto di utilizzo esclusivo da 14 a 17 anni (oggi è per lo più di 20 anni).

 
 

Falconnier lascia produrre il vetrocemento tramite licenze

Grazie ai diritti di protezione di cui dispone, Falconnier controlla meticolosamente lo sfruttamento di tali diritti. Deposita ulteriori brevetti relativi a processi perfezionati e concede licenze a fabbriche di vetro straniere. In questo modo espande la propria attività a livello mondiale senza dover costruire fabbriche proprie. Marketing intelligente incluso: Falconnier fa incidere direttamente sul vetro il proprio nome e i relativi numeri di brevetto.

 

Il grande debutto avviene all’Esposizione universale di Parigi del 1900. I «briques de verre» fanno scalpore. Architetti come Le Corbusier e Pierre Jeanneret ne riconoscono il potenziale e, anni dopo, li utilizzano ampiamente nel famoso Immeuble Molitor di Parigi (1931–1934).

 
 

Il principio di base è rimasto lo stesso

Il principio è rimasto valido fino a oggi, anche se i mattoni moderni vengono ormai da tempo prodotti industrialmente comprimendo due metà e non più soffiati a bocca, come faceva Falconnier. Anche dal punto di vista formale non vi sono più limiti: oltre al classico parallelepipedo, sono disponibili moduli rotondi o triangolari, con superfici opache o scanalate e in un’ampia gamma di colori.

 

Da un utilizzo funzionale per il passaggio della luce nelle cantine, il vetrocemento è tornato alla ribalta nell’architettura moderna: il più grande riconoscimento per un’invenzione rimane la sua intramontabilità. Gustave Falconnier l’ha raggiunta con il vetrocemento.

 
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