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30 anni di IPI: quando i design arrivavano ancora per posta

L’Istituto Federale della Proprietà Intellettuale (IPI) festeggia il suo trentesimo anniversario. Nei primi anni, l’IPI riceveva regolarmente pacchi misteriosi, sigillati con sigilli di ceralacca rossa.

Pila di pacchi postali
La vecchia legge federale sui disegni e modelli è rimasta in vigore per oltre 100 anni. Prevedeva espressamente l’invio dei design tramite pacchi postali. Foto: IGE

Nel 1996 l’allora Ufficio federale della proprietà intellettuale (UFPI) è diventato l’Istituto Federale della Proprietà Intellettuale (IPI). Una prassi particolare ha resistito anche al passaggio nella nuova era: i creativi, infatti, potevano inviare all’IPI oggetti di design tramite pacchi postali. È stata presentata una grande varietà di oggetti da registrare per la protezione del design: dalle bottiglie ai berretti della polizia e alla rubinetteria da bagno fino ai motivi di tappeti e tessuti. All’IPI sono arrivati persino design di automobili e di pneumatici. Alcuni di questi oggetti sono conservati ancora oggi nell’archivio dell’IPI, come testimonianze del design svizzero provenienti da aziende e privati.

 

Base giuridica per i pacchi postali

L’invio di pacchi postali contenenti oggetti per la registrazione del design si basava sulla legge federale sui disegni e modelli industriali, entrata in vigore già il 1° aprile 1889 e sottoposta a revisione totale nel 1900. La revisione totale prevedeva espressamente l’invio tramite pacco postale, poiché all’epoca, tra l’altro, le macchine fotografiche non erano ancora diffuse per documentare gli oggetti. Per questo motivo, spesso venivano spediti gli originali fisici o riproduzioni fedeli in pacchi sigillati.

 
 

Il deposito si considerava effettuato non appena il pacco veniva consegnato presso un ufficio postale svizzero. La data del timbro postale valeva come data di priorità. Anche la possibilità del «deposito segreto» era prevista dalla legge: a tal fine, gli oggetti venivano presentati in una busta o in un pacco sigillato, che l’Ufficio apriva solo dopo la scadenza del primo periodo di protezione. I pacchi venivano controllati al momento della ricezione e poi trattati al fine della registrazione. Successivamente, a seconda dell’importanza, dello spazio disponibile e delle prassi in uso, il materiale veniva archiviato oppure smaltito allo scadere del termine di conservazione.

 
 

Dal pacco all’immagine digitale

Dopo oltre 100 anni e profondi cambiamenti nel campo della fotografia e della digitalizzazione, la vecchia normativa in materia di disegni e modelli è stata sostituita. Nel 2002 è entrata in vigore la legge federale sulla protezione del design (LDes). Da allora, un design si considera depositato quando viene presentata all’IPI una domanda di registrazione corredata di una riproduzione idonea del design. 

 

In base alla nuova legge, è obbligatorio allegare delle immagini al modulo della domanda di registrazione, che si tratti di disegni o fotografie. Il 98 per cento dei clienti sceglie di inviare la richiesta via e-mail, mentre gli altri optano per l’invio per posta o si recano di persona presso l’IPI. Per la protezione sono determinanti le immagini in cui è raffigurato il design.
 

 
 

L’archivio come scrigno della storia del design

Nell’archivio dell’IPI sono rimasti numerosi oggetti, che sono stati fotografati e documentati. Alcuni oggetti vengono ancora conservati fisicamente, in particolare quelli più significativi o caratteristici. La collezione comprende anche numerosi design provenienti dall’estero, alcuni dei quali risalgono addirittura agli anni ‘70 riflettendo le tendenze, i materiali e i linguaggi formali dei decenni passati.

 

Oggi, a 30 anni dalla fondazione dell’IPI, questi pacchetti e oggetti sono diventati parte integrante della storia del design e ci ricordano quanto sia cambiato non solo il design stesso, ma anche la sua registrazione.

 
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