Prima la ricerca, poi lo sviluppo: il percorso di Kemaro verso il robot di pulizia brevettato
I robot di pulizia sono uno standard in molte abitazioni. Il modello autonomo sviluppato dall’azienda Kemaro, invece, è pensato per l’uso industriale: rimuove efficacemente polvere e sporco grossolano. Questo robot made in Switzerland è stato sviluppato da tre ingegneri turgoviesi. Il loro percorso è un esempio emblematico di come l’analisi di mercato, i brevetti e la protezione del marchio spianano la strada per il successo.
Martin Gadient, co-fondatore di Kemaro: «Le domande di brevetto ci sono costate parecchio, ma non avevamo scelta. Fa parte del gioco». Foto: Kemaro
Il robot spazzatrice K900 di Kemaro è ideale per le grandi superfici industriali. Aspira lo sporco grossolano, ma anche bottiglie di PET e di vetro e persino i blocchetti di legno dei pallet. Grazie ai sensori e al software intelligente, si orienta autonomamente adattandosi in maniera dinamica all’ambiente. Il design compatto e la sua altezza ridotta (35 cm) gli permettono di pulire anche sotto le scaffalature di stoccaggio. «Abbiamo sviluppato il robot dall’A alla Z», racconta Martin Gadient, ingegnere e co-fondatore dell’azienda Kemaro.
La grande occasione nata da una lacuna
Ad avere l’idea è stato Martin Gadient insieme a due colleghi. I tre ingegneri, che avevano lavorato insieme per un fornitore di servizi di sviluppo, creavano progetti per clienti, ma ambivano a creare qualcosa di proprio. «Volevamo sviluppare un prodotto tutto nostro», spiega Gadient. «Lo spunto è arrivato da un cliente specializzato in veicoli speciali, per il quale la pulizia quotidiana dei capannoni comportava un notevole impiego di tempo e risorse». Una ricerca brevettuale condotta presso l’IPI ha rilevato che non esistevano prodotti analoghi o equivalenti. «Avevamo scoperto una lacuna e abbiamo capito che poteva essere la nostra grande occasione».
Un anno e mezzo dopo, i tre fondano la loro azienda. La prima versione del robot permette di testare presso potenziali clienti i possibili settori di impiego e di individuare i bisogni. I feedback e gli studi di mercato confermano il potenziale. «Abbiamo sempre intrattenuto uno stretto contatto con i clienti per capire i loro bisogni», racconta Gadient. Un approccio che hanno mantenuto fino ad oggi.
Ha saputo sfruttare abilmente le possibilità offerte dal sistema dei brevetti: l'ingegnere e cofondatore Martin Gadient. Foto: Kemaro
Proprietà intellettuale come strategia
La protezione della proprietà intellettuale è stata una priorità fin dall’inizio. Il team si è rivolto a programmi per start-up e ha chiesto aiuto a un consulente in brevetti. «A questo stadio di sviluppo, la domanda di brevetto può essere presentata solo con l’assistenza di uno specialista in brevetti. Presentarla direttamente non era un’opzione percorribile. Del resto, non si può fare tutto da soli», afferma Gadient.
I brevetti fanno parte della strategia della PMI: «Le domande ci sono costate parecchio, ma non avevamo scelta. Fa parte del gioco». La protezione è stata estesa a livello internazionale. L’azienda ha inoltre deciso di fare ricorso al segreto d’affari per proteggere alcuni elementi dell’invenzione più nascosti.
Anche le banche dati brevettuali si sono rivelate una preziosa fonte di ispirazione: Gadient ha trovato un’invenzione che riguardava un’adeguata disposizione delle spazzole. Fortunatamente la scadenza del brevetto era ormai prossima. «Dovevamo solo avere pazienza e aspettare altri quattro mesi». Dopo 20 anni al massimo le invenzioni brevettate sono liberamente utilizzabili. Non bisogna però dimenticare che i titoli di protezione sono molto apprezzati dai potenziali finanziatori perché rappresentano una garanzia: «Abbiamo brevettato l’invenzione anche pensando agli investitori: il brevetto è un marchio di qualità». L’azienda possiede diversi brevetti e segreti d’affari; il nome Kemaro è protetto come marchio verbale.
Tutta la tecnica del robot è stata sviluppata dai tre fondatori, ad esempio, la soluzione brevettata che invia aria filtrata direttamente sui sensori. Foto: Kemaro
Ostacoli commerciali e caratteristiche distintive
Durante lo sviluppo, a porre le difficoltà maggiori è stato il software: «Volevamo creare un robot completamente autonomo in grado di operare senza infrastrutture aggiuntive nell’edificio». Negli ambienti polverosi, il robot utilizza una soluzione brevettata che pulisce automaticamente i sensori. Grazie agli sforzi tecnici, è stato possibile rispettare l’altezza di 35 cm. «L’altezza ridotta rappresenta una caratteristica distintiva del nostro prodotto rispetto alla concorrenza e per questo volevamo assolutamente mantenerla». Una sfida superata con successo. L’azienda ha fatto un vero passo avanti tecnologico nell’ambito dei sensori utilizzati in ambienti con molta polvere, brevettando una soluzione che invia aria filtrata direttamente sui sensori. «I sensori restano puliti molto più a lungo e l’intervallo di manutenzione è sensibilmente maggiore», spiega Gadient.
Le prestazioni del robot K900 sono motivo di orgoglio. «È valsa la pena fare uno sforzo extra», dichiara Gadient. Nel 2026 verrà lanciato sul mercato un altro modello. Anche in questo caso, Kemaro si avvarrà della protezione della proprietà intellettuale per mantenere il controllo sulle proprie innovazioni.
Disegno del robot di pulizia nel fascicolo di brevetto.
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