Le misure contro gli utilizzi abusivi delle designazioni di provenienza svizzere stanno dando i loro frutti

Le misure contro gli utilizzi abusivi delle designazioni di provenienza svizzere si stanno dimostrando efficaci e anche i casi di abusi in Svizzera diminuiscono. Il bilancio stilato per il 2018 dall’Istituto Federale della Proprietà Intellettuale (IPI) è positivo.

 

L'essenziale in breve:

  • Nel 2018, l’IPI non ha avviato alcun procedimento penale. In tutti e 78 casi in cui si è reso necessario intervenire le aziende si sono dimostrate cooperative.
  • La via del dialogo bilaterale sta dando i suoi frutti soprattutto in Cina: nel 2018, l’IPI è intervenuto solo 34 volte.

 

Il «marchio Svizzera» fa vendere, sia in patria sia all'estero. La provenienza svizzera è per i consumatori sinonimo di fiducia, affidabilità e qualità ineccepibile. Si tratta di un valore aggiunto importante per molti produttori. Non tutti però rispettano le regole, e il numero di utilizzi abusivi è cresciuto proporzionalmente al successo del «marchio Svizzera». In collaborazione con gli attori economici, l’IPI combatte simili utilizzi abusivi di designazioni come «Made in Switzerland», della croce svizzera e dello stemma svizzero. A lungo termine, attori economici e autorità si propongono di riuscire a imporre il «marchio Svizzera» in patria e all'estero, affinché le aziende possano continuare a trarre beneficio dal valore aggiunto conferito dalla provenienza svizzera.

 

Legislazione «Swissness»: risultati positivi in Svizzera

Nel 2018, in Svizzera l’IPI è intervenuto 78 volte (anno precedente: 86), per esempio nel caso di prodotti importati su cui era stata apposta la croce svizzera. Le aziende interessate si sono mostrate cooperative, adottando le misure necessarie per un utilizzo conforme delle indicazioni di provenienza svizzere. Finora, l’IPI non ha quindi dovuto ricorrere a provvedimenti più severi come il trattenimento della merce in dogana o l’avvio di azioni civili o penali. Si punta su soluzioni costruttive e pragmatiche: a un produttore che utilizzava illecitamente lo stemma svizzero sui suoi imballaggi è per esempio stato concesso di vendere le rimanenze di magazzino a condizione che modificasse immediatamente gli imballaggi.

 

Il dialogo con la Cina dà i primi frutti

Le misure tese a contrastare gli abusi in Svizzera non sono applicabili all'estero, dove questo rende particolarmente difficile l’attuazione della legislazione «Swissness». In determinati Paesi la Svizzera tiene quindi d’occhio i registri nazionali dei marchi, dove necessario con l’aiuto delle rappresentanze svizzere all’estero. Nei casi in cui accerta che una domanda di registrazione contiene illecitamente la croce Svizzera e/o la designazione «Svizzera», l’IPI presenta un ricorso o ne informa le associazioni di categoria. Anche queste ultime possono opporsi alla registrazione del marchio in questione. In India, per esempio, nel 2018, l’IPI è intervenuto in 85 casi (anno precedente: 59) di domande di registrazione contenenti un rinvio illecito alla Svizzera.

 

La lotta contra l’utilizzo abusivo del «marchio Svizzera» è particolarmente efficace dove la legislazione nazionale prevede regole specifiche, per esempio in Cina. L’Ufficio dei marchi cinese respinge sistematicamente le domande di registrazione che includono illecitamente la croce svizzera o l’elemento «Swiss». A seguito dell’adeguamento della prassi cinese in materia di registrazione dei marchi, nel 2018, l’IPI è dovuto intervenire in Cina solo 34 volte (anno precedente: 69). La base legale consente inoltre di ritirare e distruggere in Cina i prodotti contrari alle regole «Swissness». Gli sforzi bilaterali portati avanti dalle autorità dei due Paesi, che si incontrano annualmente a Pechino o Shanghai, stanno quindi dando risultati concreti.

 

L’attuazione della legislazione «Swissness» in cifre (confronto annuale)

Altre informazioni sul ruolo dell’IPI nell’attuazione della legislazione Swissness

  

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