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Sette anni di «lavoro da certosino»

Nel giugno 1902 Einstein riceve una notizia da tempo attesa: la risposta alla sua candidatura come esperto tecnico di III classe presso l’Ufficio federale della proprietà intellettuale.

  
Albert Einstein al suo posto di lavoro presso l’Ufficio federale della proprietà intellettuale nel 1904.

Un mese dopo è già dietro alla sua, ormai celebre, scrivania nella stanza 86, al terzo piano dell’edificio all’incrocio tra Speichergasse e Genfergasse, dove verifica la brevettabilità delle domande. L’allora direttore Friedrich Haller è un capo severo di cui Einstein apprezza i modi diretti, ma al contempo cortesi e coerenti, che stimolano il suo spirito critico.

  

Un convento secolare

L’attività svolta all’Ufficio federale della proprietà intellettuale, che Einstein definisce scherzosamente «lavoro da certosino», si rivela un colpo di fortuna poiché non gli crea particolari grattacapi e gli frutta un ottimo salario annuo di 3500 franchi. Lui stesso definisce l’Ufficio federale della proprietà intellettuale «il convento secolare dove hanno visto la luce le mie migliori idee». I suoi modi cortesi e modesti, nonché il suo spiccato senso dell’umorismo rendono Einstein un collaboratore molto apprezzato e il 10 aprile 1906 viene promosso a esperto tecnico di II classe. Einstein organizza le sue giornate in modo preciso: otto ore di lavoro, otto ore di attività diverse e lavoro scientifico e otto ore di sonno che spesso sacrifica per mettere nero su bianco le sue teorie. Con grande dispiacere dell’Ufficio federale della proprietà intellettuale nel 1909 Einstein accetta la cattedra universitaria offertagli dal Consiglio di Stato del Cantone di Zurigo.

  

Ricordi vividi

La celebre citazione di Einstein al numero 2 di Einsteinstrasse, dove l’Istituto Federale della Proprietà Intellettuale ha avuto la sua sede fino al giugno 2007.

Targa commemorativa con citazione: «La sorgente originale di ogni conquista tecnica è la straordinaria voglia di conoscere, la pazienza giocosa, l’impulso investigativo del ricercatore, e non ultima l’immaginazione costruttiva dell’inventore tecnico».